#Ultra del Turchino

La notte impone una fatica magica. E' un ramificare di luci e strade, la notte mi dona la strategia di reagire.



e' poco oltre la mezzanotte e sono partito da Ovada per la prima edizione dell'ultra del turchino. Davanti a me ho una strada illuminata solo dal fascio di luce della mia frontale, la vista del cartello con su scritto Passo del Turchino mi rallegra e conforta che sono sulla strada giusta anche se prima di arrivarci devo transitare svariati paesi. Mi attendono 45km in un paesaggio desolato solcato dalla carreggiata e dal riflesso catarifrangente delle casacche degli altri concorrenti. Questa prima edizione di prova si incastra a precisione lungo la strada nella lunga e piu' ambiziosa Ultra Milano Sanremo. Una sorta di rompicapo di chilometri incastrati alcuni dentro gli altri. La gara non ha classifica e ha poche e semplici regole, da li a la in massimo di 9 ore, seguendo l'unica strada disponibile e cercando di non farsi ammazzare lungo questa. Nulla più.

Cerco da subito una corsa conservativa in previsione della lunga distanza la salita al turchino e la mia scarsa preparazione. Avrei potuto rinunciare ma era troppo importante per me ritornare in un mondo che non era più mio da svariati anni conscio e consapevole che avrei potuto fallire.

Usciamo da Ovada e affronto la lunga strada che porta a Rossiglione, come se fosse un'idea visionaria del tempo che passa. Seguo la casacca fluorescente davanti a me come unico stimolo agonistico e mi ripropongo di tenerlo a bada. Fa parte del gioco, una situazione strana a tratti rischiosa, due carreggiate di una provinciale con macchine che sfrecciano e noi ai lati con le frontale a segnalare la nostra presenza. In altre occasioni sarei rimasto su un lato ad aspettare in questa mi sento quasi sicuro e vado avanti. Di fianco a me Michal Cinciala sulla UMS, al momento quarto, a condividere metri di asfalto.

Rossiglione arriva, come arriva Campo ligure poco distante e mi apre il cassetto dei ricordi di quel mio compagno di classe che ha aperto un pub in quella desolata cittadina. Riprendo terreno insieme a due nuovi compagni verso Masone. Masone e' poco distante ed inizia ad essere tardi, solo il rumore delle macchine della vicina autostrada con i fasci di luci che vanno e vengono mi accompagnano.
Attraverso Masone da solo in un paesaggio che sa di post atomico, una strada illuminata, il silenzio, il leggero rumore dei miei passi e nessuno intorno a me. 





Imbocco la salita al passo del turchino che sale con costanza illuminata solo dal fascio di luce della mia lampada frontale, con me ho il necessario per non finire prima del previsto. Cammino, un passo dopo l'altro. il buio mi avvolge. Passo fra il guardrail e la linea di mezzeria mentre i minuti passano e alle 3.54 del mattino arrivo alla scritta del passo del turchino.
Agli uomini piace la sfida forse non c'e' neanche una risposta al perche' uno si sottoponga a tutto ciò, forse solo per una semplice sfida o forse perche' uno lo vuol fare punto e basta senza per forza trovare una ragione o un significato profondo.
Transito la galleria ed inizio a discendere per raggiungere Voltri. Trovo la discesa decisamente piu' difficile da gestire che il resto del viaggio. I tornanti si susseguono ed iniziano ad affacciarsi le prime luci dell'alba.

Alle 6.18 passo il traguardo di questa prima Ultra del Turchino. indosso la medaglia di finisher felicissimo di aver aperto una porta che da troppo era rimasta chiusa   

Un grazie a Impossible Target che si e' occupata di questa edizione zero all'interno dell'Ultra Milano Sanremo. Arrivederci al prossimo anno. 

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