BOSS HOG vs WILDTEE

'Azzz all'insaputa di tutti butto fuori l'intervista completa al team wildtee che sarebbe dovuta uscire sul terzo tempo fa ma che all'epoca fummo anticipati da un altro illustre magazine e ci trovammo spiazzati.
Intervista ufficiale terzera qui  http://www.terzoristoro.com/2017/06/18/wild-tee/ 

ed intervista integrale qui sotto, prima che faccia unboxing in diretta di tutti i prodotti wild tee che riporro' nel mio armadio  ..

Cheppoi ieri sera sono anche andato a vedere i Boss Hog perhe' un po' dovevo vederli e dovevo flaggare quel quadratino, anche se jon spencer non mi e' proprio simpatico ma la martinez col trucco glam si, cheppoi mi siano anche piaciuti e' un'altra cosa, cheepoi invece mi siano piaciuti un botto i supporter The Devils allora si che ve lo dico. incluso il cazzone mr Mojo a mo' di totem sulla grancassa. Duo porno hard rockenroll con croce rovesciata utile per una corsa mattutina al freddo, schippiateveli un po', tutti.       
 


Dai ci sono riuscito, ho abbattutto un grosso muro perche' e' dagli anni dei metallari che non vedevo una maglia con un lupo stampato sopra ! te lo giuro Filippo neanche i Twister Sister sono arrivti a tanto ...

e allora partiamo da qua, come e' nata l'idea Wild tee? e perche' questa scelta grafica ?


Davide:
L'idea nasce e prende forma nella testa malsana di Filippo. Vai al luglio 2015, mentre correvamo qui in Liguria, mi ha chiesto cosa facevamo di lavoro io e Maria Carla. L'ho visto pensieroso quando gli ho detto che lavoravamo nello sportswear, ma non ci ho fatto caso, capita spesso. La settimana dopo si è presentato a casa nostra con un business plan fatto e finito. Ci è sembrata una pazzia. E difatti eccoci qui. Filippo sa essere convincente quando vuole.

 

Filippo: Erano almeno un paio d’anni che ci pensavo, un po’ stufo delle solite magliette o con colori improbabili o troppo tecniche. Volevo fare una linea di abbigliamento sportivo che facesse riscoprire il piacere di stare con se stessi in mezzo alla natura. La Natura ha un lato selvaggio, anche se sempre più difficile da trovare, ma anche l’animo umano ha un suo lato selvaggio, anche se sempre più addomesticato. Noi vi vogliamo portare sul sentiero (TEE=T=TRAIL) in cui questi due mondi s'incontrano.


Svelaci tutto il team WT, chi cura le grafiche ma soprattutto la scelta dei materiali che mi sembra sia particolarmente accurata


Filippo: è un vero e proprio lavoro di squadra, io produco l’idea malsana, Matteo la disegna a mano libera, C. (non possiamo dire il nome) assembla il tutto con gusto, Maria Carla definisce il taglio dei modelli, Davide ne segue la produzione. Sui materiali non transigiamo, privilegiando la produzione europea di qualità. Tutto è stato testato per un oltre anno e mezzo. Guardavo i dati in questi giorni, solo per quanto mi riguarda sono 4.677 km e 567 ore di corsa con le maglie Wild Tee. Direi che sugli stress test dei prodotti non so quante aziende ci stanno dietro.

Maria Carla: siamo i primi consumatori dei nostri prodotti, non mettiamo mai in produzione un capo fino a quando non ne siamo sicuri. Ci piacciono capi “semplici” ma con una buona vestibilità, funzionali e con materiali di prima qualità.


Si parla anche di organic cotton, c'e' un  messaggio esoterico sotto come far girare un 33 giri al contrario o e' puro rispetto per il pianeta terra?



Filippo:
La produzione del cotone è quella che usa la maggiore quantità di fertilizzanti e antiparassitari chimici al mondo per mantenere le rese dei campi elevate e costare poco. Ma il bello è che in parallelo ci sono dei piccoli produttori che coltivano il cotone in maniera biologica
certificata, costa un po’ di più ma ha una qualità e una morbidezza a contatto con la pelle che sono uniche. Secondo te quale abbiamo scelto per la nostra linea in cotone?




Nei 5 dischi che porteresti in un'isola deserta ci metteresti un disco dei Running Wild?


Filippo:
Ho dovuto usare Spotify perché non li conoscevo, ma direi che si abbinano bene!!

Davide: Io no, comunque. Ho una reputazione da difendere.


Di recence hai corso una 100 miglia in US, cosa si porta a casa dopo una esperienza del genere? 


Filippo:
Per me correre una 100 Miglia americana è la vera essenza del Trail Running. Percorsi mediamente corribili, in cui ti devi solo concentrare sul gesto della atletico. Una specie di distillato del nostro sport. Ma sull’argomento dovresti chiedere a Mr. 100 Miglia Grazielli.

Davide: E’la distanza definitiva. Perchè c’è dentro l’ endurance ma è ancora una gara vera, dove devi combattere e non solo sopravvivere. Fare una cento è un po’come morire per poi rinascere: lasci per strada qualcosa ma esci dall’altra parte con qualcosa di nuovo in tasca...


Ma se faccio un passo indietro di qualche mese si parla di spartahlon: 33 ore e 34 minuti piu' qualche spicciolo. una roba mastodontica, non trovi?
e non mi dire che come i metallari ti sei portato nello zainetto una bottiglia di ouzo ..


Filippo:
L’ultima volta che ero stato in Grecia, prima della Spartathlon, ero sbarcato dal traghetto Brindisi-Patrasso con il mio amico Cacio e una bottiglia di whisky mezza vuota in mano. Diciamo che questa volta ci sono arrivato un po’ più sano. Ero molto insicuro sulle mie capacità di terminarla e invece, come a volte succede quando le variabili sono troppe per essere controllate, è stato un viaggio magnifico attraverso la Grecia e la mia mente. se avete voglia di dare un occhiata sul nostro Blog (http://www.wildtee.it/blog/spartathlon/) ci sono maggiori dettagli.




Usate dei bei modelli e delle belle modelle, cosa che in gara non si vedono mai, ma uno con la pancetta post cenone non sarebbe in caso di inserirlo?


Filippo:
Cerchiamo di portare un po’ di colore nel grigio mondo della corsa! :-)

Maria Carla: Sono le magliette Wild Tee che rendono tutti belli... A parte gli scherzi mi rende orgogliosa vederla “postata” sul nostro Instagram addosso a persone molto diverse tra loro ma con le stesse passioni!

Alcune aziende utilizzano erba per stimolare le idee, ne sapete qualcosa??? cosa bolle in pentola per il 2017
Filippo: Siamo pieni di idee e progetti anche senza l’erba, anche se di grande attualità nel trail running
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Partorendo questo ho ascoltato DAG NASTY four on the floor disco che ho consumato in giovine età ma vi offro in pasto la chitarrista dei devils
piss & love
 


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